La grande “balla” di Di Battista

Di Battista in tv sostiene che 9 proposte di legge su 10 siano del Movimento 5 Stelle. Ma la realtà è un’altra

Di Battista resta in silenzio. Dopo l'esposizione mediatica delle ultime settimane che ha acceso i riflettori sull'esuberanza del grillino e che ha dato vita anche a qualche "resa dei conti" tutta interna al Movimento, Dibba resta fermo ai box. Le accuse di diversi esponenti grillini dopo la batosta alle Regionali in Abruzzo ha frenato l'irruenza (a volte scomposta) dell'ex parlamentare. Dopo aver messo da parte gli attacchi contro Salvini, nella sua ultima apparizione in tv da Floris ha deciso di buttarsi sulle cifre. Quelle sbagliate. Per mostrare l'attivismo dei pentastellati in Parlamento ha affermato che "obiettivamente 9 proposte di legge su dieci vengono dal gruppo M5s".Ma stanno davvero così le cose? Secondo i dati riportati da Pagella Politica i fatti dicono altro. Infatti al Senato su 964 iniziative di legge solo 219 sono state presentate dai grillini. Il peso sul totale delle proposte di legge è pari al 22,7 per cento. Non proprio 9 su 10. Le opposizioni a Palazzo Madama sono molto attive e Forza Italia e Pd fanno registrare 204 e 197 iniziative di legge. La musica non cambia a Montecitorio. Qui dall'inizio della legisltaura sono stati presentati 1.496 disegni di legge. I pentastellati ne hanno presentati 279, ovvero il 18,6 per cento. Hanno fatto meglio Forza Italia e Pd con 368 e 355 proposte. Insomma quanto affermato a "Di Martedì" da Di Battista rappresenta una vera e propria "balla" buona solo per illudere gli elettori M5s…

La Lega ammazza i Cinque Stelle. E Grillo “trema” per i suoi spettacoli

I grillini terzi dopo le coalizioni tradizionali, centrodestra vola verso il 50% dei voti ed il comico teme ripercussioni professionali

Triplo, o quadruplo, salto più che mortale per Luigi Di Maio e compagni. Si attende solo il "sì" al Tav e la partita è vinta a tavolino per tutte le formazioni che il 4 marzo, di quasi un anno fa, hanno subito il 40% stellato in molte regioni italiane con una totalità meridionale. Davide Casaleggio intrappolato tra rete e malumori e leader erranti. La carta Dibba non ha funzionato e gli italiani hanno capito che essere forza di governo e di opposizione rappresenta il bluff della politica e si consolida il "Vaffa5".Il maggior dramma per i Cinque Stelle passa dalla certezza che il quasi 12% degli italiani di quasi 12 mesi fa oggi, da veri grillini, fanno proprio lo slogan di piazza dello stesso movimento (il noto Vaffaday ogni giorno sempre più crescente). Il dramma maggiore per i tanti "portavoce del popolo" passa dalla visione che hanno i loro elettori rispetto alle motivazioni del crollo: non per colpe altrui ma per colpe proprie. Ed ora cosa fare? Dalle premesse dell'ascesa pentastellata manca soltanto che non restituiscano più la parte delle proprie indennità visto che, dopo il "non voto" abruzzese, è stata chiesta la restituzione come se fosse una indebita appropriazione per non finire nel cono del voto di scambio. Così come i partiti della sinistra, alla fine degli anni Novanta, inventarono le primarie per tentare un recupero con il proprio elettorato come se le consultazioni fossero una prova spontanea e non una mobilitazione partitica vera e propria per non decidere dirigenti e candidati per paura di esser sfiduciati dall’elettorato, oggi i Cinque Stelle se ne lavano le mani, sul "sì" al processo a Salvini, e rendono solidalmente responsabili i propri seguaci.Tutte le battaglie, compreso il Vaffaday, archiviate per "ragion di Stato". Tutte le ragioni del movimento il leitmotiv degli spettacoli dell'ideatore ligure ed oggi Beppe Grillo teme ripercussioni per la sua tournée. Già andando al governo ha rischiato di perdere la spinta antigovernativa oggi, perdendo la battaglia per i principi ed i valori, teme una perdita al botteghino o che gli spettacoli possano esser una vera consultazione della base con contestazioni teatrali. Mai al governo con altri ma soli con il 51% e venne l'alleanza con Matteo Salvini; anche sui territori siamo la novità contro l’accozzaglia delle altre coalizioni e spunta l’alleanza con ipotetiche liste civiche, nessun cittadino è diverso davanti alla legge ed i rappresentanti del popolo devono poter esser giudicati senza salvacondotti ed usano il web per fare la piroletta, no a Tap ma il gasdotto ci sarà, no a Tav ma anche questa, sanno bene, si farà "di riffa o di raffa" grazie ad un referendum seppur non virtuale.Se il sondaggio di Antonio Noto concede ancora il 56% alle forze del governo giamaicano per il 34% che la Lega andrebbe a consolidare, il 22% dei Cinque Stelle non rappresenta solo un ulteriore calo di oltre 10 punti percentuale rispetto a meno di un anno fa ma pone i grillini nuovamente terzi tra le forze politiche in corsa. Il centrodestra viaggia e consolida il 49% tra il 34 dei salviniani, il 10% di Forza Italia, il 4.5 della Meloni ed uno 0.5% di altre formazioni della coalizione. Recupera anche il centrosinistra con il 19% del Pd, il 3.5 di + Europa ed un altro 0.5 di altri di riferimento ritornando ad essere la seconda coalizione con il 23%, al netto del 2% di Leu e dell’1.5 di Potere al Popolo ed a chiudere, come già detto, i pentastellati con il loro 22%.

Diciotti, la Giunta vota per il no al processo

Arriva il primo no a procedere per il ministro dell’Interno. Sceneggiata dei senatori del Pd che contestano i 5S: “Vergogna, decide Casaleggio”

La Giunta per le Immunità ha deciso. E con 16 no e 6 sì nega il processo per Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona per aver impedito la scorsa estate lo sbarco di alcuni migranti a bordo della nave Diciotti, rimasta per giorni al largo delle coste di Catania.Una riunione durata circa un paio d'ore, come promesso dal presidente e relatore Maurizio Gasparri, che ha chiesto di dire no alla richiesta del tribunale dei ministri di Catania di procedere nei confronti del vicepremier e ministro dell'Interno. Sul tema dovrà comunque esprimersi l'Aula del Senato entro 30 giorni.Un primo no era arrivato ieri sera dalla base del Movimento 5 Stelle, che ha espresso la propria preferenza attraverso la piattaforma Rousseau. Un voto non vincolante, ovviamente, ma che determina l'orientamento dei senatori grillini. E che ha reso quasi scontato il "no" di oggi, dal momento che anche Forza Italia, Fratelli d'Italia e Lega avevano da tempo annunciato di voler respingere la richiesta dei magistrati siciliani. Su 23 membri della Giunta, quindi, a favore del processo si sono espressi solo i quattro rappresentanti del Partito democratico, il senatore di Leu Pietro Grasso e l'ex 5 Stelle Gregorio De Falco. Assente invece la vicepresidente Giulia D'Angelo (M5S) che stanotte ha dato alla luce una bimba.E proprio il Partito democratico ha inscenato una protesta fuori da Sant'Ivo alla Sapienza, sede della Giunta. I senatori dem si sono presentati mostrando cartelli con scritto "Vergogna", "La chiamavano onestà" e "Decide Casaleggio" e sono pronti ad applaudire ironicamente i colleghi del Movimento 5 Stelle, storicamente contrari alle immunità parlamentari. Duro scontro con il senatore grillino Mario Michele Giarrusso: "Onestà onestà onesta", hanno gridato gli esponenti dem. A quel punto il senatore 5S ha risposto facendo il gesto delle manette e ai cronisti che gli chiedevano di replicare alla protesta ha risposto: "Sono quelli che hanno i parenti arrestati".