Lilli Gruber elogia Conte: “Elegante, abile, preparato e tranquillo”

La conduttrice spende parole al miele nei confronti del premier: “Mi ha fatto una buona impressione, preparato come lo erano i democristiani doc della migliore tradizione”

La presenza di Giuseppe Conte nella puntata di Otto e mezzo su La7 ha fatto registrare il record stagionale del programma: ha realizzato il 9,55% di share grazie a 2.581.280 spettatori medi e 5.044.058 contatti, con picchi del 10.58% e di 2.882.827, posizionandosi al terzo posto in access prime time. Soddisfatta la conduttrice Lilli Gruber: "Siamo felici e molto contenti". La giornalista, intervenuta ai microfoni di Un Giorno da Pecora su Rai Radio1, ha parlato positivamente del presidente del Consiglio: "Non lo avevo mai avuto ospite, mi ha fatto una buona impressione: elegante, abile, molto tranquillo e preparato. Forse un po' come lo erano i democristiani doc della migliore tradizione, che sapevano esser chiari o evasivi in base a quel che volevano dire".La puntata è durata più del solito: "Lo avevamo deciso in mattinata, anche perché pensavamo che sarebbe stata una puntata interessante. C'era un invito aperto da parecchio tempo e ieri sembrava la giornata giusta visto l'esito delle elezioni". Sembra quasi che il premier abbia aspettato la vittoria di Stefano Bonaccini in Emilia-Romagna per attaccare Matteo Salvini: "Sembra, si. Credo che volesse molto attaccare Salvini visto quello che ha detto".Conte in seconda filaNel corso della trasmissione, l'avvocato ha provato a spiegare anche la figuraccia fatta a Berlino dove, in occasione della foto di famiglia per avviare formalmente la Conferenza internazionale sulla Libia, è arrivato tra gli ultimi e ha trovato posizione in seconda fila dopo averla cercata in maniera vana in prima. "Nella foto finale lei arriva un po' dopo gli altri e pensa di avere un posto in prima fila, ma in realtà la sistemano in seconda fila. Allora l'Italia non è in prima fila sicuramente né sul fronte della politica internazionale né su quello della Libia. Per far tornare l'Italia in prima fila, pensa che sarà necessario mandare delle truppe sul campo?", ha incalzato Lilli Gruber.A quel punto Giuseppe Conte ha rivelato un retroscena che non era emerso. Il capo del governo ha provato a spiegare: "Quelle posizioni, preventivamente scritte a terra, rispondono a delle regole protocollari molto ferree. Il protocollo tedesco ha sbagliato: non è quella posizione del presidente del Consiglio italiano". Dal protocollo italiano infatti è partita una nota di protesta: "Hanno sbagliato. Comunque in prima fila vanno i capi di Stato, e in ogni caso non è quella la posizione. I presidenti del Consiglio, per ordine di anzianità, vanno dietro".
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E il Guardasigilli in difficoltà non osa citare la sua riforma

Soporifero intervento di Bonafede in Parlamento che svicola sulla prescrizione: “Il cantiere è aperto”

Cammina sulle uova, il Guardasigilli Bonafede. Entra in mattinata nell'aula di Montecitorio con un sorrisetto tirato, si sistema su quel banco del governo che lo fa sentire più alto di due spanne e che mai vorrebbe lasciare, e inizia la sua relazione sullo stato della giustizia. Atto dovuto del ministro, un rito che si ripete ogni anno e che si conclude con un voto (300 sì alla Camera, 146 sì al Senato), in cui la maggioranza approva l'operato del ministro.Solo che ieri mattina Bonafede era preoccupato: il caso prescrizione è ancora aperto, nel pomeriggio la Camera avrebbe votato la proposta di legge Costa che cancella quello che il ministro ritiene il suo capolavoro, ossia l'abolizione della prescrizione. E dalla sera prima il tam tam renziano faceva sapere che i deputati di Italia viva potrebbero non votare la relazione del ministro, senza chiare aperture alla modifica di ciò che Matteo Renzi definisce «un obbrobrio che demolisce lo stato di diritto». E al Senato, dove nel pomeriggio si ripeterà il rito della relazione di Bonafede, i voti renziani possono fare la differenza. Una bocciatura avrebbe effetti dirompenti, tanto più in una giornata delicata per il ministro: i Cinque Stelle, dopo la dipartita di Di Maio, devono scegliere il nuovo «capo delegazione» nel governo, e Bonafede ambisce a soffiare quel posto al suo degno antagonista Patuanelli. Obiettivo centrato. Per farlo, si è – con democristiana agilità – ricollocato nell'orbita di Conte, mettendosi sotto la protezione del premier e giurandogli fedeltà, dopo essere stato il fido luogotenente di Gigino Di Maio. Presentandosi dunque come il mediatore tra chi, come Conte, vuol sistemarsi a rimorchio del Pd e chi, come il ministro degli Esteri, continua a favoleggiare della «terzietà» antisistema dei grillini di lotta e di governo.Ecco allora che il Guardasigilli, già provato da settimane difficili di figuracce, gaffe da bar sport (come quella sugli «innocenti che non vanno in galera») e tracolli elettorali dei Cinque Stelle, si impegna in un'offensiva diplomatica: la sua relazione evita ogni argomento spinoso, scorre monotona come un verbale di questura snocciolando dati e cifre anodine, fa sbadigliare gli astanti. E quando alla fine non può proprio più evitare di toccare il punto più dolente, Bonafede si guarda bene dal rivendicare orgogliosamente la sua «riforma», quella che è riuscita a mettere contro di lui sia gli avvocati che i magistrati, e tende invece un timido ramoscello di ulivo ai renziani: «Sulla prescrizione bisogna dire la verità: ci sono divergenze dentro la maggioranza, ci stiamo confrontando in modo leale e il cantiere è aperto. Bisogna garantire la risposta della giustizia ma in tempi certi, e il confronto è tuttora aperto tra noi».Alla fine, il Guardasigilli incassa il sospirato sì della maggioranza, sia pur accompagnato da vari sberleffi. L'azzurro Sisto lo ringrazia ironicamente: «Il crollo elettorale dei Cinque stelle è anche merito suo e delle sue assurde iniziative». Emma Bonino affonda il colpo: «Non amo speculare sugli incidenti altrui ma il suo non ci sono innocenti in carcere non è uno svarione. È quello che lei pensa veramente. Per lei il dramma peggiore è che un colpevole sia impunito, per me che un innocente sia in carcere. Un innocente in galera è intollerabile, caro ministro». E anche la senatrice dem Valeria Valente non lo risparmia: «Cerchi di avere un po' di stile, ministro: eviti di chiamare la sua legge Spazzacorrotti».
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Zingaretti punta su Conte: “Può essere il premier del nuovo centrosinistra”

E il segretario sperimenta già il logo tricolore senza “Pd”. Il test con Gualtieri alle suppletive

Nicola Zingaretti esce allo scoperto e lancia Giuseppe Conte leader di un nuovo centrosinistra. L'annuncio arriva nel corso della trasmissione DiMartedì: «Giuseppe Conte è il presidente del Consiglio di un nuovo possibile centrosinistra, che secondo me dobbiamo costruire con il protagonismo dei sindaci, da mettere al centro della scena politica, e che ha capito che questo Paese ha bisogno di certezze». Il segretario dei dem getta le basi per il nuovo fronte largo di sinistra. Senza chiudere al leader di Italia Viva Matteo Renzi: «Mi auguro che Renzi continui ad avere il ruolo di una forza che porta un contributo di idee. Ma c'è modo e modo di stare in una maggioranza, si deve stare da alleati non da avversari».E un altro tassello all'operazione per la costruzione di fronte largo arriva con le elezioni suppletive per la Camera dei deputati a Roma: il Pd punta sul ministro dell'Economia Roberto Gualtieri ma non presenta il simbolo. Per la prima volta, dal 2007 (anno della nascita), il simbolo dei dem non sarà sulla scheda per le elezioni politiche. Il primo marzo si voterà per le elezioni (dopo la nomina di Paolo Gentiloni a commissario Ue) nel collegio Roma Centro. Il nuovo logo sarà rosso, con due strisce bianco e verde, con la scritta Roma per Gualtieri. Una scelta che anticipa di qualche mese la nascita del fronte largo della sinistra.Sul nome di Gualtieri il centrosinistra si è ricompattato: Italia Viva aveva avanzato la candidatura di Federica Angeli, la giornalista di Repubblica. Ma il Nazareno aveva un'altra priorità: trovare una poltrona in Parlamento al ministro dell'Economica. Il collegio Roma Centro è tra quelli considerati sicuri per il centrosinistra: alle politiche del 4 marzo fu candidato Paolo Gentiloni, presidente del Consiglio uscente. E dopo il via libera a Gualtieri anche Europa Verde ha deciso di ritirare la candidatura di Alessandro Monaco. Si attende solo l'ok di Calenda. Va avanti, dunque, l'operazione restyling di Zingaretti: anche alle suppletive di Napoli, il Pd ha deciso di cancellare il simbolo dalla coalizione che schiera il giornalista Sandro Ruotolo. Prove generali del fronte largo della sinistra che punta a inglobare i Cinque stelle: nei piani di Zingaretti c'è l'obiettivo di recuperare i voti dei grillini delusi. I pentastellati schierano Rosella Rendina. In campo ci sarà anche Mario Adinolfi con il Popolo della Famiglia. Mentre sul nome di Gualtieri c'è l'accodo di Leu, Sinistra italiana e Più Europa. Vestito nuovo. Ma attori vecchi. Gualtieri vanta una lunga militanza nelle truppe democratiche: già candidato alle scorse europee nella circoscrizione Centro.«Gualtieri gioca a nascondino e finge di non essere del Pd nascondendosi dietro un logo, per stile e colori della bandiera italiana, che potrebbe benissimo essere utilizzato dal centrodestra. Il partito democratico che, ricordiamo, tuttora malgoverna il centro storico, dopo 20 anni di ininterrotta pessima amministrazione, assieme al governo fallimentare di Roma Capitale della giunta Raggi. Ricorderemo agli elettori i fallimenti della sinistra e dei grillini, sia nella Capitale che nella Nazione» commenta Federico Mollicone, deputato romano di Fdi. Il centrodestra proverà a espugnare il fortino rosso con Maurizio Leo, ex parlamentare di An e ideatore della flat tax.
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La maggioranza si salva sul pasticcio prescrizione. E Renzi aiuta i manettari

Italia viva si nasconde dietro al rinvio per evitare la rottura. Boschi: “No passi indietro”

Alla fine, la maggioranza non si spacca sulla prescrizione. Con 72 voti di differenza, l'aula di Montecitorio ieri pomeriggio ha deciso di rinviare in commissione la proposta di legge Costa, firmata dal responsabile giustizia di Forza Italia, che vuole sopprimere la controriforma grillina che abolisce la prescrizione, e i renziani – che si erano detti pronti ad approvarla con il centrodestra – si limitano invece a non partecipare al voto che avrebbe sancito la rottura. Il tutto dopo una girandola di incontri di maggioranza e molte pressioni del Pd: «Non potete votare con la destra, vi mettete fuori dalla maggioranza».«Abbiamo ottenuto comunque un risultato importante – spiega Gennaro Migliore – perché grazie alla nostra iniziativa si è riaperto un tavolo di discussione per introdurre modifiche serie alla deriva giustizialista impressa dai grillini e fin qui subita dal Pd». La pistola appoggiata sul tavolo dai renziani prende la forma di un emendamento al decreto Milleproroghe, a firma Lucia Annibali, che congelerebbe per un anno l'entrata in vigore dell'antiprescrizione firmato da Bonafede e varato dal governo Lega-Cinque Stelle. «Quella sulla prescrizione è una battaglia di civiltà. Non facciamo un passo indietro», promette Maria Elena Boschi, che partecipa alla manifestazione anti-Bonafede promossa dall'avvocatura davanti alla Camera.«Ora – spiegano in casa renziana – la patata bollente la ha in mano il Pd, che sulla questione prescrizione è in grandissima difficoltà: non solo per le pressioni interne di chi non digerisce la linea giustizialista, ma anche per la rivolta dell'avvocatura e dei tantissimi giuristi che hanno denunciato i pericoli di quella riforma, che demolisce lo stato di diritto». I dem, insomma, dovranno decidere se votare contro l'emendamento renziano, rimangiandosi tutte le (vaghe) promesse fatte fin qui di ottenere miglioramenti sostanziali alla Bonafede, oppure votare a favore incorrendo nella tremenda ira dei grillini, che si aggrappano alla bandiera delle manette come a una zattera di salvataggio.I mugugni nel Pd sono molti («Ma possiamo continuare a farci imporre la linea da un partito di morti che camminano come M5s?», inveiva un deputato dem con dei colleghi), ma finora l'unica ad avere il coraggio di uscire allo scoperto è stata la deputata calabrese Enza Bruno Bossio, che sfoggiava in Transatlantico lo spillone delle Camere penali con la scritta «Imputato per sempre? No grazie». «Il Pd – dice la parlamentare – deve ritornare alle battaglie riformiste e non essere subalterno al grillismo. E credo che nel gruppo molti la pensino come me». La linea Zingaretti, per il momento, è quella di blandire il più possibile gli alleati 5s, nella speranza di convincerli a sottoscrivere un patto di «alleanza organica» alle prossime regionali, e quindi di evitare ogni motivo di scontro.Ma qualche risultato migliorativo il Pd dovrà riuscire in questi giorni ad ottenerlo. Anche perché il famoso «lodo Conte», ossia la proposta di mediazione messa sul tavolo dal premier e che prevedeva meccanismi diversi della prescrizione a seconda che gli imputati fossero stati condannati o assolti alla fine del processo di primo grado, è rapidamente finita nel cestino.Non solo perché i renziani la hanno respinta, ma anche perché – nonostante il presidente del Consiglio si autodefinisca «giurista» – era palesemente anticostituzionale.
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D'Alema: “La Lega non è fascista, ma Matteo Salvini certamente sì”

L’ex premier sottolinea la necessità di un’alleanza tra Partito democratico e Movimento 5 Stelle perché i dem non possono fare tutto da soli

"La Lega non è fascista, ma Matteo Salvini certamente sì". Massimo d'Alema esprime un giudizio netto sul leader leghista. L'ex premier sottolinea anche la necessità di un’alleanza tra Partito democratico e Movimento 5 Stelle perché i dem non possono fare tutto da soli e hanno bisogno dei pentastellati. È quindi una prospettiva che i due partiti dovrebbero prendere in considerazione, come ribadito dall'ex ministro.Per l’ex segretario del Pds non c’è alternativa a un accordo tra centrosinistra e grillini perché altrimenti si consegna l’Italia a Matteo Salvini. E quindi non va affatto liquidato il Movimento, il Pd se ne deve rendere conto e soprattutto deve capire che se va “da solo contro tutti farebbe nascere solamente un bipolarismo zoppo”, precisa l’ex deputato. In un’intervista al Fatto Quotidiano, D’Alema spiega che fino a questo momento l’esecutivo ha realizzato delle cose importanti e non facili ma se non si impegna a creare un progetto politico condiviso rischia di non riuscire a comunicare gli aspetti positivi della sua azione politica. E poi aggiunge che “nel centrosinistra c'è chi pensa che i voti del M5s in crisi possano essere assorbiti dal Pd, da un lato, e dalla Lega dall'altro. Ma io non credo realizzabile questa ipotesi, basata su una visione troppo semplicistica della realtà. L'Emilia-Romagna non è l’Italia”.L’ex ministro degli Esteri precisa che i risultati di un voto vanno misurati in base all’offerta politica. A questo proposito in Emilia-Romagna la proposta dei 5 Stelle è stata “nulla” secondo D’Alema e quindi l’idea della crisi del bipolarismo è stata un fatto momentaneo. L’ex premier continua nella sua analisi e afferma che oggi Salvini ha rilanciato su basi nuove la destra, mentre il Pd sta puntando a creare un polo progressista. In quest’ottica, il pensiero dell’ex ministro è che “la distinzione destra-sinistra sia più che mai vitale, anche come battaglia per un nuovo tipo di sviluppo ecosostenibile e per una società più umana”.D’Alema è convinto che la classe dirigente del Movimento 5 Stelle abbia il compito di collocare il partito in un nuovo scenario senza dimenticare la carica innovativa portata in questi anni nel contesto politico italiano. E secondo l’ex presidente del Copasir, il premier Conte è una persona lucida perché ragiona in un’ottica destra -sinistra.
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Berlusconi: “Salvini vuole correre da solo? Non ha tendenze suicide”

Il Cav soddisfatto della vittoria in Calabria: “Forza Italia è il partito del riscatto del Sud, siamo un’importante forza politica nazionale”

Una vittoria netta in Calabria che ha confermato l'importanza di Forza Italia. Non può che esserne soddisfatto Silvio Berlusconi, entusiasta per il risultato ottenuto da parte di Jole Santelli: "C'è stata una vittoria clamorosa di una bravissima candidata espressa da Forza Italia, che rappresenta un segnale di svolta e di riscossa non solo per la sua regione ma per l’intero Mezzogiorno". Proprio in Calabria, come spiega in una intervista rilasciata oggi al Corriere della Sera, i forzisti sono riusciti praticamente a doppiare i voti presi dalla Lega e ad arrivare oltre il 27% sommando le varie liste, risultando così una compagine imprescindibile per il Sud: "Direi che FI è il partito del riscatto del Sud, ma non può essere assolutamente il partito del Sud o del Nord: siamo una importante forza politica nazionale"."Serve un centro liberale"Anche guardando il risultato incassato in Emilia Romagna, Berlusconi vede un'importante occasione per aprire una riflessione interna e dare via al rilancio. "Il centrodestra non vince senza un centro liberale, cattolico, garantista e forte che solo noi possiamo far esistere. La destra, da sola, può prendere molti voti, ma non può vincere e tantomeno governare". C'è poi da considerare che la campagna elettorale è stata piuttosto aggressiva, come l'episodio della citofonata a Bologna, il che avrebbe potuto "spaventare" i moderati: "Salvini ha un suo stile, che ovviamente non è il mio, e ha i suoi contenuti, che non sono uguali ai nostri, altrimenti saremmo lo stesso partito". Ora lo sguardo è volto verso le prossime elezioni Regionali: "In Campania ci prepariamo a bissare il successo della Calabria con un candidato di assoluto prestigio e valore come Stefano Caldoro, che è stato il migliore governatore nella storia della Regione". E questa volta il Cavaliere ci sarà: "Nelle scorse settimane risentivo dei postumi dolorosi di una banale caduta, ma ora è tutto superato"."Difficile tornare al voto"Nell'intervista rilasciata al Corriere della Sera, Berlusconi ha confermato che "il disfacimento in atto dei Cinque Stelle rende questa maggioranza assolutamente non rappresentativa degli italiani", ma la strada del voto anticipato al momento non prende quota; ciò che però potrebbe verificarsi è che "alcuni parlamentari Cinque Stelle, i più attenti alle necessità dell’Italia e consapevoli della difficilissima situazione, si rendano conto di essere in una condizione senza futuro per sé stessi e per il Paese e che decidano di trarne le conseguenze".Intanto avanza il Germanicum, la legge elettorale con sbarramento al 5%. "Quel modello – ha rimarcato l'ex presidente del Consiglio – consegnerebbe il Paese all’ingovernabilità". Perciò, ha quindi concluso nell'intervista al quotidiano di via Solferino, occorre apportare una correzione "con l’inserimento di una quota maggioritaria che consenta alla coalizione vincente di governare il Paese".
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Cambio ai vertici 5S: Bonafede capo delegazione nel governo

Continuano i cambi ai vertici del movimento con il ministro della Giustizia che rappresenterà i pentastellati nell’esecutivo

Sembra proprio che l’era Di Maio sia finita. Alfonso Bonafede è stato eletto per acclamazione capo delegazione del Movimento 5 Stelle nel governo. A deciderlo sono stati i i ministri, i viceministri e i sottosegretari grillini riuniti a Largo Chigi dal “reggente” Vito Crimi, eleggendolo per acclamazione.La scelta sarebbe caduta sul Guardasigilli che, nei giorni scorsi, avrebbe manifestato più di un dubbio sull'assumere il nuovo ruolo. Ma alla fine Bonafede ha accettato di subentrare a Luigi Di Maio ed essere la "voce" dei 5 Stelle nell'esecutivo giallorosso. Ora che il Movimento ha sciolto la riserva sul capo delegazione, il premier Giuseppe Conte dovrebbe accelerare sulla cosiddetta fase due dell'esecutivo, a partire dalla verifica necessaria per stilare il cronoprogramma con cui le forze di maggioranza mirano ad arrivare a fine legislatura.Questo passaggio di consegne tra Luigi Di Maio e Alfonso Bonafede, seppur in sordina, è il segno di un cambiamento totale nei vertici del movimento, anche a seguito dell'incarico di capo politico dal ministro degli esteri a Crimi il quale, nella sua funzione di reggente, dovrà traghettare i pentastellati, congiuntamente al ministro della Giustizia, fuori dalle sabbie mobili in cui si trovano soprattutto a seguito delle ultime "batoste" elettorali, con le sconfitte in Umbira (qualche mese fa in compagnia del Pd) e i risultati deludenti usciti dalle urne delle elezioni regionali dell'Emilia Romagna (dove l'alleato di governo vince anche senza di loro) e in Calabria, regione del sud dove il M5S aveva fatto incetta di voti nell'ultima tornata elettorale delle politiche 2018.Proprio Crimi è stato il primo a fare gli auguri di buon lavoro a Bonafede: "Buon lavoro ad Alfonso Bonafede, che da oggi è il nuovo capo delegazione del MoVimento 5 Stelle. La decisione è stata condivisa da tutti i nostri ministri, viceministri e sottosegretari. Sono certo che saprà svolgere al meglio questo ruolo, dialogando costruttivamente con le altre forze politiche della maggioranza per promuovere e valorizzare le nostre proposte all'interno dell'azione di governo".Da Di Maio invece, nessuna dichiarazione per il momento e allora ci pensa il diretto interessato a chiamarlo in causa con i ringraziamenti di garbo istituzionale: "Sono molto onorato per questo compito molto importante che ha voluto darmi il Movimento, che ringrazio per la fiducia – che continua – Ringrazio Luigi Di Maio per come ha portato avanti il ruolo di capo delegazione finora". "Ci sarà tempo per parlare dei singoli temi, mi piace dire che sarò la voce del M5S nel governo e mi confronterò con gli altri partiti", sottolinea. Concludendo: "Non esiste essere una voce più o meno dialogante, siamo al governo per fare gli interessi dei cittadini".
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Emilia, l'accusa leghista al Pd: “Disabili e centenari portati ai seggi”

Il governatore della Lombardia, Attilio Fontana:”Mobilitazione degna dei tempi andati”. Orlando (Pd) replica: “Propaganda”

Il day after le elezioni regionali è sempre caldo. Ma per l'Emilia Romagna è probabile che lo scontro tra le parti durerà ancora a lungo. Stefano Bonaccini ha conservato la guida della regione "rossa", il Pd ne è uscito ringalluzzito, il governo chissà e i Cinque Stelle sono forse vicini ad una drammatica scissione. Intanto, però, a infuocare la polemica sono le dichiarazioni di Attilio Fontana, governatore leghista della Lombardia, secondo cui la vittoria del Pd è dovuta ad una "mobilitazione degna dei tempi andati". "Si è vista in tv – ha spiegato il presidente lombardo – gente di più di cento anni portata ai seggi, disabili accompagnati con i pulmini, una mobilitazione degna dei tempi andati per salvare quel che resta di un'idea che ormai è svanita".L'ira del PdImmediata la reazione del vicesegretario del Pd, Andrea Orlando, che parla di "propaganda di partito". "Il presidente della Regione Lombardia – scrive – si era sempre contraddistinto per la misura rispetto ad alcuni suoi compagni di partito. Dispiace vedere che oggi abbia perso con questa dichiarazione tale cifra: disabili e anziani hanno diritto al voto quanto tutti gli altri cittadini, se un centenario va a votare è anche perchè non vuole che torni l'odio, essendo stato, magari, testimone oculare di ciò che può provocare. Se un presidente di regione, in cui vivono disabili, anziani e molti cittadini che votano per un partito diverso dal suo, si produce in dichiarazione come questa, cessa di essere un uomo delle istituzioni e diventa soltanto un propagandista di partito". L'accusa è forte. Sui social Orlando aggiunge: " "Dubito, avendo partecipato alla campagna elettorale, che ci sia stato un apposito servizio trasporti del Pd in Emilia Romagna ma in ogni caso leggere una sconfitta come quella subita dalla Lega in questi termini è solo un goffo tentativo di rimozione degli errori di Salvini e dei meriti dei suoi avversari a partire da Bonaccini".Contro Fontana si è scagliato anche Pierfrancesco Majorino, eurodeputato del Pd, che lo accusa di essere un "vero vigliacco". "Che vergogna – dice – Dovrebbe spiegare perché ce l'ha così tanto con le persone con disabilità, di cui si è ricordato in questi mesi con i tagli all'assistenza e ora con questa pessima uscita, volta evidentemente a sostenere che le persone con disabilità non abbiano diritti come gli altri alla partecipazione democratica". Duro anche l'affondo di Vinicio Peluffo e Fabio Pizzul, segretario regionale e capogruppo in Regione del Pd: "Fontana manca di rispetto agli elettori dell'Emilia Romagna- scrivono in una nota – Pur di nascondere la sonora sconfitta della Lega mette in imbarazzo l'istituzione che rappresenta. Ci permettiamo di dire al presidente Fontana che se una o più persone disabili hanno votato per confermare il governatore Bonaccini è perché in Emilia Romagna si sentono tutelate e non volevano essere trattate come i disabili gravi lombardi, privati con un tratto di penna di contributi essenziali per la loro assistenza per colpa delle decisioni di una giunta guidata dalla Lega."La strategia di SalviniIl governatore della Lombardia, intanto, ha commentato anche l'esito della campagna elettorale della Lega in Emilia Romagna. "Fin dall'inizio avevo detto che sarebbe stato un grande successo poter combattere ad armi pari, poi è chiaro che se si fosse vinto sarebbe stato sicuramente meglio", ha spiegato. In molti però in queste ore si stanno chiedendo se Salvini abbia sbagliato qualcosa o meno. Sulla graticola sono finiti il caso del "campanello" al Pilastro, la manifestazione a Bibbiano e la scelta della candidata Lucia Borgonzoni. Fontana però non ci sta: "Se errore è riuscire ad arrivare al 42% in Emilia Romagna, ben vengano errori di questo genere – ha detto – Spero che se ne ripetano altri, che si riesca a prendere ancora una massa di voti così imponente, così come li abbiamo presi in Emilia Romagna".
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Fonte http://www.ilgiornale.it/

Fornero choc contro Salvini: “Ho dubbi sulla sua intelligenza”

L’ex ministro del Lavoro crede che il leader della Lega sia pieno di contraddizioni. E aggiunge che per troppo tempo ha generato odio

"Non so dire se c'è o ci fa. Ogni tanto ho il dubbio che sia anche meno intelligente di quanto non sia la raffigurazione generale di un politico molto capace". Parola di Elsa Fornero, che interviene dai microfoni di Circo Massimo su Radio Capital e si rivolge a Matteo Salvini.L’ex ministro del Lavoro crede che il leader della Lega sia pieno di contraddizioni. E aggiunge che per troppo tempo ha generato odio mentre “ora si preoccupa di qualcuno che fa titoli quasi delicati rispetto alle sue espressioni". Fornero si riferisce al titolo di apertura di Repubblica "Cancellate Salvini”, uscito a metà gennaio. Fu duramente contestato dall’ex ministro dell’Interno perché legato a un'intervista a Graziano Delrio in cui il capogruppo dem chiedeva la cancellazione dei decreti sicurezza.Fornero commenta poi il risultato delle Regionali in Emilia-Romagna e applaude le sardine. L’ex ministro del Lavoro riconosce i loro meriti perché hanno portato a un’ampia mobilitazione e hanno manifestato un desiderio per una politica meno salviniana nei toni e negli atteggiamenti. Fornero evidenzia che l’esito elettorale non cambia nulla a livello di governo, “a meno che il Pd non imponga un'agenda diversa”. E sottolinea l’importanza di ostacolare la cattiva politica rappresentata da Salvini. Secondo Fornero, il leader leghista “si ammanta di parolone, di voler bene, di bacioni, ha atteggiamenti nei confronti dei simboli della nostra religione, però tutto questo nasconde una pessima politica, soprattutto per il futuro e per i giovani”.In tema di pensioni, l’accademica ricorda che nessuno si prende la responsabilità di dire al Paese che occorre ridurre la spesa pensionistica in quanto esiste un problema di sostenibilità finanziaria. Fornero aggiunge che questa difficoltà riguarda tutti noi. E soprattutto si condanna i giovani ad avere un futuro incerto e grigio. Quindi l’economista dice che “ci vorrebbe una Greta Thunberg per il sistema previdenziale, qualcuno capace di creare la stessa passione creata da Greta sull'ambiente nei confronti dei temi dell'insostenibilità finanziaria, come temi che riguardano il futuro dei nostri figli".A metà ottobre, Fornero aveva criticato il meccanismo di pensionamento anticipato "Quota 100" ma aveva aggiunto che non va abolito del tutto. L'economista aveva sottolineato che Quota 100 è stata una riforma varata per fini elettorali che ha drenato molte risorse creando dei danni al futuro dei giovani.
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Migranti, scoppia l'ira di Salvini: “Denuncio Conte e Lamorgese”

Il leader della Lega, Matteo Salvini va all’attacco e punta il dito contro il premier e il ministro degli Interni per lo sbarco (solo adesso) dalla Ocean Viking

Il governo ha riaperto i porti. E lo ha fatto un minuto dopo il voto in Emilia Romagna e Calabria. Segno questo che c'era un certo timore di perdere consensi con i porti spalancati alle ong a poche ore dalla tornata elettorale per le Regionali. A urne chiuse e con la vittoria del centrosinistra in Emilia Romagna, i giallorossi aprono il porto di Taranto alla Ocean Viking dove sbarcheranno più di 400 migranti. E non finisce qui: altri 200 migranti sarebbero già pronti per unno sbarco nei nostri porti dopo il pressing delle Ong sull'esecutivo. Insomma nei fatti i dl Sicurezza sono stati superati. Ma in questo nuovo vento di accoglienza senza fresi che soffia sul nostro Paese va registrata una provocazione, non da poco di Matteo Salvini. Come è noto, l'ex ministro degli Interni è imbrigliato nel caso Gregoretti con la richiesta di autorizzazione a procedere. L'accusa è quella di sequestro di persona. Ora, lo stesso Salvini, ribalta la vicenda e punta il dito contro il premier Giuseppe Conte e il ministro degli Interni, Luciana Lamorgese. Le parole di Salvini sono durissime: "Denuncio per sequestro di persona il presidente del Consiglio e il ministro dell’Interno per aver tenuto a bordo 400 persone per 4 giorni. Ci troviamo in tribunale con il signor Conte e la signora Lamorgese – ha proseguito il segretario leghista – Così vediamo se il criminale è solo Salvini o se la legge è uguale per tutti". Poi, l'ex titolare del Viminale, rincara la dose: "Se sono criminale io, lo sono anche loro, se ho fatto il mio dovere io, lo hanno fatto anche loro. Con una piccola differenza – ha osservato ancora Salvini – che gli sbarchi sono quintuplicati".Insomma adesso lo scontro tra il leader leghista e il governo dei porti aperti è alle stelle. E di fatto il Pd, subito dopo il voto, è tornato alla carica chiedendo immediatamente modifiche ai dl Salvini e soprattutto l'introduzione dello ius soli. Due mosse e due temi caldi che accenderanno lo scontro tra le opposizioni e la maggioranza. I dl Salvini sono di fatto i due pilastri dell'azione di governo del Carroccio. E ora i dem, solo dopo la vittoria in Emila Romagna, sono già pronti a smantellare tutte le norme varate dal Carroccio. È stato lo stesso Bonaccini a chiedere di accelerare su questo fronte. A ruota è arrivato anche il pressing di Delrio. I dem si preparano a sferrare l'attacco finale al piano di Salvini che in un solo anno ha ridotto gli sbarchi sulle nostre coste dell'80 per cento. E alle parole di Salvini ha risposto il dem Orfini: "No, secondo la magistratura è ipotizzabile il sequestro quando avviene su navi militari italiane. Magari per una volta prova a leggere le carte e a studiare le norme. Male non ti farà".
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