Il pil italiano rischia il “tilt”

Deaglio: “Il coronavirus peggiora il quadro”

Su un'Italia a crescita zero pende come una spada di Damocle «il caos dei cicli produttivi». Questo, in estrema sintesi, il potenziale impatto di tipo recessivo che potrebbe scatenarsi sulla nostra economia e quella europea a causa del coronavirus. La «diagnosi» arriva dall'economista Mario Deaglio (nella foto), che ieri a Milano ha presentato il XXIV rapporto sull'economia globale e l'Italia promosso dal Centro studi Einaudi e Ubi Banca. Lo studio dal titolo «Il tempo delle incertezze» mette in luce come nessuno dei Paesi avanzati, «sia stabilmente ritornato alla velocità di crociera precedente alla crisi di dieci anni fa». In questo quadro, l'Italia è però la pecora nera tanto da essere tornata, alla fine del 2019, in prossimità di «crescita zero», ovvero all'ultimo posto «della lista delle economie sviluppate». Insomma, in Italia si verifica quello che è definito il «tilt del Pil». Una situazione economica alla quale il coronavirus potrebbe dare la spallata definitiva. Un alto rischio recessione che potrebbe passare dal turismo: i cinesi sono al quarto posto per afflusso nel nostro Paese.Tra gli altri settori a rischio Deaglio individua anche il commercio (lusso e alimentare): «Ci sono decine di milioni di cinesi che non escono da casa e tra le altre cose non comprano merci italiane. Se questa situazione dura più di qualche settimana inciderà sicuramente sul fatturato del settore». Si rischia poi «un caos in diversi siti produttivi» in quanto «l'Italia produce macchine agricole per il mercato cinese e importa semilavorati tecnici dalla Cina».Non per altro ieri, anche Ubs ha sottolineato come l'epidemia di Coronavirus non possa essere confrontata nelle sue caratteristiche con la Sars: «All'epoca il consumatore cinese rappresentava meno del 10% delle vendite del settore rispetto al 33% attuale», avvertono gli esperti individuando tra le società italiane della moda più esposte Ubi, Moncler, Ferragamo e Prada.Tornando allo studio, il coronavirus è solo uno dei fattori di incertezza che pesano sull'economia, come indica il titolo del rapporto: «Quest'anno è stato visibile come siano venuti a saltare i meccanismi che per noi erano i punti fissi, cioè la posizione degli Stati Uniti aperti al commercio, l'Europa molto vicina agli Usa, la Cina che cresceva in maniera ordinata», chiarisce Deaglio. Tanti i motivi di questo clima di incertezze globale tra cui l'economista mette al primo posto «il cambiamento del modo attuale di produrre, cioè l'uso di tecniche informatiche che scardinano l'ordine che durava da centinaia di anni. Tutto questo è posto in discussione», sottolinea il professore ricordando un fattore chiave che differenzia incertezza e rischio. «La differenza è che il rischio si può calcolare, ma l'incertezza no».
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Pagamenti della Pa, l'Europa condanna l'Italia

La Corte dell’Ue ha contestato all’Italia l’incapacità di risolvere il problema dei ritardi dei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione. Berlusconi: “Imprese falliscono per colpa di questi ritardi”

La Corte di giustizia dell'Unione Europea ha condannato l'Italia a causa del ritardo accumulato dal nostro Paese nei pagamenti della pubblica amministrazione.La Commissione europea ha annunciato l'intenzione di “dare seguito” alla condanna italiana sancita dalla Corte Ue. “Salutiamo positivamente questa decisione perché sostiene la posizione della Commissione”, ha spiegato una portavoce dell’esecutivo comunitario, Sonya Gospodinova.“La Commissione – ha aggiunto Gospodinova – da molta importanza alla questione dei ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione. Pagamenti tempestivi sono particolarmente importanti per le Piccole e Medie Imprese che contano molto su flussi di cassa positivi per assicurare la loro competitività e in molti casi la loro sopravvivenza”.A questo punto la Commissione “guarderà da vicino” le prossime mosse del Belpaese. Nel caso in cui l'Italia non dovesse dar seguito alla sentenza di condanna l'organo guidato da Ursula von der Leyen può proporre un altro ricorso alla Corte, chiedendo di infliggere sanzioni pecuniarie. Va da sé che il rischio di una multa è dietro l'angolo.In altre parole, l'Europa contesta all'Italia l'incapacità di risolvere in maniera definitiva il problema dei ritardi nella tempistica dei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione nei confronti dei suoi fornitori. La sentenza della Corte Ue parla chiaro, visto che il nostro Paese “non ha assicurato che le sue pubbliche amministrazioni, quando sono debitrici nel contesto di simili transazioni, rispettino effettivamente termini di pagamento non superiori a 30 o 60 giorni di calendario", ovvero i limiti massimi stabiliti dalla direttiva comunitaria inerente alla materia.Le parole di BerlusconiA questo proposito il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, ha evidenziato in un lungo post su Facebook come i governi che si sono recentemente succeduti non siano riusciti ad attuare serie misure per velocizzare le procedure dei pagamenti alle imprese private.Il problema, ha spiegato il leader di Forza Italia, è serio e non deve essere preso sotto gamba: “I governi che si sono succeduti negli ultimi anni non hanno messo in campo alcuna misura seria per velocizzare le procedure dei pagamenti alle imprese private. È capitato talvolta che alcune imprese fallissero a causa dei ritardi da parte dello Stato che, invece, dovrebbe sostenerle. Quella per il pagamento puntuale dei debiti della pubblica amministrazione è una battaglia che Forza Italia conduce da sempre, al punto che la prima Direttiva europea porta la firma di Antonio Tajani".Su questo tema, ha aggiunto Berlusconi, “è sempre più chiara la distinzione tra la concezione dello Stato che abbiamo noi e quella della sinistra”. A uno Stato “al servizio dei cittadini” che deve “favorire la libera impresa che produce lavoro e ricchezza” è contrapposto il modello della sinistra con “radici nello statalismo, nel collettivismo e nel comunismo”.Le sinistre, ha concluso il Cav, “hanno sempre ritenuto che sia lo Stato a conferire i diritti ai cittadini considerati come sudditi di chi è al potere e dunque ritengono che chi è al potere nello Stato possa diminuire o addirittura revocare i diritti dei cittadini e può farlo se e quando lo ritenga opportuno o conveniente”.
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L’ultima di Gualtieri: “Vittoria di Bonaccini ha fermato lo spread”

Il ministro lo ha dichiarato durante la presentazione del libro di Carlo Cottarelli, “Pachidermi e pappagallì”

La paura per il coronavirus contagia anche le borse mondiali, con la raffica di vendite che contrassegnato la giornata di ieri e Tokyo che ha chiuso con il segno meno. Oggi, però, arrivano timidi segnali di ripresa con Milano a traino delle altre borse europee ed effetti positivi sullo spread italiano e tutto questo, secondo il ministro dell'Economia e delle finanze Roberto Gualtieri, "per merito di Bonaccini"."In due giorni per effetto delle elezioni in Emilia Romagna lo spread è calato di 20 punti. I tecnici hanno calcolato che se confermato si tratterebbe di 400 mln di risparmio quest'anno, 1,2 miliardi nel 2021 e più di 2 miliardi nel 2022". Questa è la convinzione del titolare del Mef che attribuisce al risultato delle elezioni regionali un valore, in termini economici, di 400 milioni di euro, cifre che in un anno abbatterebbero, praticamente, il deficit italiano. Logicamente sono cifre da fantascienza, ma per il titolare di via XX Settembre "c'è una correlazione che credo sia difficilmente contestabile", osservando che "l'esito del voto in Emilia conferma la solidità del governo e anche l'aver respinto l'offensiva sovranista populista". Il ministro ha dunque riferito che "abbiamo avuto un'asta di Ctz e solo oggi abbiamo risparmiato 10 milioni sul tasso".Nel frattempo Milano è la regina delle Borse europee con il Ftse Mib che chiude con un +2,62%, mentre Londra sale dello 0,9% come Francoforte,Parigi dell'1,07%. Segni di ripresa dopo che gli effetti negativi della decisione di Hong Kong relativa alla chiusura dei collegamenti con la Cina, e l'indice Stoxx 600 (che rappresenta il 90% del mercato azionario europeo) che per il 2,3% e 208,61 miliardi di euro di capitalizzazione. Anche Wall Street reagisce positivamente anche grazie alle contrattazioni in Europa. Il Dow Jones sale dello 0,73% e il Nasdaq dell'1,26%.Per quanto riguarda lo spread e il "miracolo di Bonaccini", oggi torna sotto la soglia dei 140 punti (137 punti a fine giornata), ai minimi da novembre dello scorso anno con un rendimento all'1,02% . Tanto basta per convincere il ministro Gualtieri a dare il merito al suo collega di partito: “Ho mandato un sms a Bonaccini con la foto del monitor che ho sulla scrivania e che indica che lo spread è calato di 20 punti grazie alla sua vittoria che sono 400 milioni di euro”.
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Fca “accende” la Cinquecento elettrica

L’appuntamento è per il Salone di Ginevra. E negli Usa sale la tensione con Gm

Il Salone dell'auto di Ginevra ha definitivamente perso l'intoccabilità. Anche l'edizione di quest'anno, dal 5 al 20 marzo prossimi, vedrà parecchie assenze importanti. Un'opportunità in più, per chi ha invece confermato la presenza, visto che potrà calamitare tutta l'attenzione sulle sue novità. È il caso di Fca che ha scelto la rassegna svizzera, che resta comunque un importante banco di prova, per mostrare al pubblico la Nuova Fiat 500 BEV, cioè con motore 100% elettrico. Sarà un'anteprima mondiale per la vettura prodotta sulla linea di Mirafiori, a Torino. Ma, soprattutto, sarà veramente nuova, pur mantenendo lo stile che continua a determinarne il successo: la livrea, come accade per le auto elettriche, avrà infatti un aspetto all'insegna del tech. Si parla, inoltre, di accessi posteriori. Tutta da scoprire, dunque, nel momento in cui sarà svelata al pubblico.Sempre in casa Fca – assente Maserati in attesa di proporre la nuova supercar – sullo stand Fiat ci saranno anche la 500 e la Panda ibride, su quello Alfa Romeo è annunciata una show car (la nuova monoposto di Formula 1?), mentre Jeep dedicherà lo spazio maggiore alle versioni finali di Compass e Renegade plug-in (con batteria ricaricabile). Resta da vedere quale strategia verrà adottata dal 2021 in avanti quanto Fca sarà unita a Psa. I francesi, quest'anno, espongono solo il marchio DS. I marchi big del gruppo rimangono a casa.Puntuale all'appello è Ferrari con quattro delle cinque novità (un anno fa, a Ginevra, il debutto di F8 Tributo) mostrate nel 2019: la recente Roma, la plug-in SF90 Stradale, 812 GTS e F8 Spider.Se il Cavallino rampante, almeno per il 2020, animerà ancora il Palexpo, non è così per Automobili Lamborghini. «Nella logica di continuità della strategia perseguita già da qualche anno – spiega Stefano Domenicali, presidente e ad della Casa del Toro – Lamborghini ritiene appropriato concentrarsi, in alternativa ai Saloni, prevalentemente su eventi esclusivi, con l'obiettivo di porre il cliente al centro, valorizzare la dimensione esperienziale e comunicare con il giusto focus i valori del nostro brand. Un esempio – aggiunge il top manager – sono le nostre lounge, che ricostruiscono nell'intimità di un ambiente familiare il mondo Lamborghini e facilitano relazioni esclusive. Così come eventi statici o dinamici in location dedicate, con set up capaci di raccontarci e rispecchiare il nostro stile».Anche Ferrari, lo scorso anno, rispetto al Salone di Francoforte, aveva preferito organizzare in proprio, a Maranello, un grande evento dedicato a tutti gli appassionati. E non è escluso che «Universo Ferrari» possa essere ripetuto nei prossimi mesi.Gli assenti al Salone di Ginevra 2020: Maserati, Lamborghini, Opel, Citroën, Peugeot, Ford, Tesla, Nissan, Volvo, Jaguar, Land Rover, Subaru e Mitsubishi. Anche la casa editrice Domus con Quattroruote, che solitamente esponeva un concept, ha deciso di disertare.Negli Usa, intanto, torna la diatriba tra Gm e Fca. Il gruppo italo-americano ha presentato un'istanza per respingere le accuse di corruzione mosse da Gm, negando di aver corrotto funzionari sindacali per imporre costi di manodopera più bassi. In pratica, secondo i legali di Fca, «la denuncia di General Motors non si basa su fatti reali». L'azienda che fa base ad Auburn Hills nega di «aver diretto o approvato qualsiasi presunto pagamento illecito», e sostiene che «Gm non ha alcun motivo per ricorrere alle normative statunitensi su corruzione e tangenti».
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Pensione anticipata e assegno ridotto: l'ultima idea per superare Quota 100

Per il post Quota 100 si ragiona a una pensione flessibile a 64 anni di età – anziché i 67 di vecchiaia – e a un calcolo dell’assegno su base contributiva. I rischi di una mossa azzardata

In pensione a 64 di età ma con il calcolo dell'assegno interamente su base contributiva: è questa l'idea tecnica alla quale il governo sta ragionando per superare Quota 100 senza pesare troppo sui conti pubblici.Come racconta il quotidiano Il Messaggero, è partita la caccia alla formula per la pensione flessibile nel post Quota 100, quando cioè, alla fine del 2021, sarà archiviata la misura sperimentale introdotta per tre anni ai tempi dell'esecutivo gialloverde.Sia chiaro: il provvedimento futuro che andrà a riempire il buco lasciato da Quota 100 rischia di sconquassare i vincoli di bilancio. Ecco perché il cosiddetto cantiere previdenza, installato presso il ministero del Lavoro e dedicato appositamente su ciò che accadrà dal primo gennaio 2022, avrà un bel da fare.Il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha detto chiaramente che lo scopo è principale sarà quello di “superare la riforma Fornero”. Dunque, al termine di Quota 100, saranno prese misure adeguate per “capire come inserire maggiore flessibilità in uscita”.Al fine di arrivare a una decisione, fondamentali saranno gli incontri che il governo terrà, a cadenza più o meno regolare, con le parti sociali. In questo modo la proposta del governo si andrà a confrontare con le idee dei sindacati.Le idee sul tavoloA proposito di sindacati, la loro proposta prevede la possibilità di lasciare regolarmente il mondo del lavoro a 62 anni. Troppo presto per l'esecutivo, che ragiona invece su una pensione flessibile a 64 anni di età – anziché i 67 di vecchiaia – e con un calcolo dell'assegno contributivo. In altre parole, si tratterebbe di una specie di estensione generalizzata dell'attuale Opzione donna, riservata al momento solo alle lavoratrici.Chiaramente i dettagli dovranno ancora essere definiti. Ad esempio si valuterà con attenzione se introdurre nel meccanismo di pensionamento anticipato anche un requisito minimo di contributi (36 oppure 38) e, allo stesso tempo, si cercherà di evitare che gli assegni finali siano troppo esigui.Infatti, nel caso in cui l'idea sopra proposta dovesse diventare realtà, il rischio è che chi dovesse accettare questa opzione finisca per dover fare i conti con un taglio dell'assegno che va dal 10% al 15%.Sul tavolo balla anche una soluzione alternativa: il ripristino dell'aggancio all'aspettativa di vita per tutte quelle pensioni anticipate previste dalla legge Fornero. Ci sarà tempo per analizzare nel dettaglio questa opzione, così come di passare in rassegna ipotesi come la pensione di garanzia per i giovani, un focus sui lavori gravosi e la separazione tra previdenza e assistenza.
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Rifiuti, arriva il bonus Tari. Ecco come funziona

La legge di conversione del decreto fiscale prevede uno sconto sui rifiuti

Come per luce, gas e acqua è in arrivo anche il bonus sociale per la Tari, la tassa sui rifiuti. Si tratterà di uno sconto in bolletta, secondo quanto previsto nella legge di conversione dell'ultimo decreto fiscale, attraverso cui le famiglie in difficoltà economica o con disagi fisici potranno accedere a delle agevolazioni sulle tariffe per il servizio.L'articolo 57 bis, difatti, prevede che l'Arera (Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente) garantisca l'accesso al servizio anche in condizioni di difficoltà così come avviene per le altre forniture.I criteri per accedervi, dunque, sono esattamente gli stessi previsti per il bonus luce, gas e acqua. Si tratta, dunque: di avere un Isee per nucleo familiare che non superi gli 8265 euro; di avere almeno 4 figlio a carico e un Isee inferiore a 20mila euro; di essere titolari di reddito o pensione di cittadinanza; di avere un componente del nucleo familiare in condizioni di gravi malattie che rendano necessari elettromedicali indispensabili per il mantenimento in vita della persona.La domanda andrà presentata al comune di residenza, o attraverso i caf, utilizzando dei moduli appositi. Per depositare la richiesta dovranno essere consegnati un documento di identità (o eventuale delega), l’attestazione dell’Isee in corso di validità e due moduli , disponibili sul sito dell’Arera, che attestini la situazione economica familiare e per recuperare le informazioni relative alla propria fornitura. I titolari del reddito o della pensione di cittadinanza dovranno indicare anche il numero di protocollo e l’attestazione utile a documentare la titolarità del sussidio.Le modalità e i tempi saranno stabiliti dall'Autorità per l'energia sulla base dei principi individuati attraverso un decreto del presidente del Consiglio dei Ministri che dovrà essere definito sulla proposta redatta dal ministero del Lavoro di concerti con il miniestero dello Sviluppo economico e dell'Ambiente.Infine, possibile anche l'arrivo del bonus fognatura, che sarà incluso nell'agevolazione del servizio idrico. Il bonus garantisce la fornitura gratuita di 18,25 metri cubi di acqua nell’anno corrente (pari a 50 litri/abitante/giorno) per ogni componente della famiglia anagrafica dell’utente. Logicamente per accedervi occorrerà avere i medesimi requisiti sopra elencati. I bonus luce, gas e acqua saranno riconosciuti automaticamente dal primo gennaio 2021, ai soggetti potenzialmente beneficiari dopo il provvedimento di autorizzazione dell’autorità garante per la privacy.
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Cgia, gli autonomi pagano più tasse di dipendenti e pensionati

Gli autonomi versano 5mila euro contro i 4mila dei dipendenti e 3mila dei pensionati

Le partite Iva pagano più Irpef dei dipendenti e dei pensionati. A dichiararlo, in una nota, è l'ufficio studi della Cgia di Mestre che, analizzando i dati relativi alla dichiarazione dei redditi del 2018 ha rilevato che, in media, l'Irpef versata dagli autonomi è di oltre 5mila euro contro i 4mila dei lavoratori dipendenti e i 3mila dei pensionati.Si tratta, rispettivamente, di circa il 30% e il 60% in più della altre categorie. Secondo l'associazione di rappresentanza di artigiani e piccole e medie imprese, il gap relativo al versamento medio Irpef tra queste 3 categorie di contribuenti è dovuto, in particolar modo, alla combinazione di 2 fattori: avendo redditi da lavoro mediamente più alti dei dipendenti e dei pensionati, il prelievo Irpef sui lavoratori autonomi è superiore; gli autonomi e i pensionati, in particolar modo quelli con redditi medio bassi, possono contare su detrazioni fiscali nettamente inferiori a quelle riconosciute ai dipendenti."Crediamo sia importante chiarire questa questione per smentire una tesi molto diffusa, soprattutto in alcuni ambienti sindacali, secondo la quale in Italia le tasse sono onorate quasi esclusivamente da coloro che subiscono il prelievo fiscale alla fonte", ha dichiarato il coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo.In Italia ci sono poco più di 4 milioni e 300 mila unità (pari al 10,5 per cento del totale contribuenti Irpef) e garantiscono al fisco 22 miliardi di euro di Irpef (il 14 per cento del gettito Irpef totale). Anche in questo caso, sottolineano dall'Ufficio studi della Cgia, il confronto tra l'incidenza della percentuale dei contribuenti e quella sul gettito dimostra che i lavoratori autonomi sono sottoposti a una maggiore tassazione, considerando che in proporzione che i lavoratori dipendenti e i pensionati sono, invece, oltre 36 milioni e 300 mila persone (l'88,2 per cento dei contribuenti) e versano al fisco quasi 130 miliardi di euro (pari all'82,5 per cento del totale)."Dopo avere deciso di tagliare il cuneo fiscale, rendendo così le buste paga dei lavoratori dipendenti più pesanti, a nostro avviso è auspicabile che il Governo Conte torni ad alleggerire il carico fiscale anche sulle piccole e micro imprese – ha dichiarato il segretario della Cgia, Renato Mason, che continua – Questo, indirettamente, avvantaggerebbe anche i lavoratori dipendenti, visto che in questi ultimi anni di difficoltà economica la stragrande maggioranza dei nuovi posti di lavoro è stata creata dalle attività imprenditoriali di piccola dimensione".
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Ecco la nuova arma del Fisco che stana i furbi del bollo auto

Sul fronte del pagamento del bollo auto non sono previsti nuovi sconti o esenzioni tranne in Lombardia. Novità per chi usa un auto con noleggio a lungo termine

Con l'arrivo del nuovo anno è utile e doveroso fare il punto della situazione in merito al bollo auto: quali novità ci sono? E cosa è cambiato rispetto al passato?Come sottolinea Il Sole 24 Ore, innanzitutto è bene ribadire che non sono previsti sconti, riduzioni ed esoneri sostanziali, nonostante alcune voci sul web si ostinino a dare false speranze ai contribuenti. Da questo punto di vista, le novità sono molto poche. Si continuerà, semplicemente, a fare i conti con il sistema PagoPa.L'aspetto da considerare, semmai, è quello che riguarda chi sta utilizzando un veicolo in noleggio a lungo termine. Ebbene, queste persone rischiano di ritrovarsi costrette a dover pagare il bollo di tasca propria.Sconti ed esenzioniPartiamo subito dal fronte sconti ed esenzioni. L'unica novità arriva dalla Lombardia, dove lo sconto per chi paga il bollo auto autorizzando un addebito diretto automatico sul proprio conto corrente passa dal 10% al 15%.La regione lombarda ha puntato sul Rid per assicurarsi una riscossione il più possibile certa, semplificando allo stesso tempo la vita dei cittadini, molti dei quali, ad esempio, possono dimenticarsi di saldare la spesa o di modificare l'autorizzazione se cambiano veicolo.Sul resto del territorio nazionale è calma piatta. Altre regioni hanno pensato di imitare la Lombardia, senza tuttavia andare fino in fondo per paura di non incassare il dovuto, dato che nelle loro realtà sono più alte le probabilità che i conti correnti di addebito vadano in rosso.Restano comunque attivi sconti ed esenzioni già in vigore, tra cui: la riduzione del 50% per le auto ultraventennali al netto di una piccola tassa di circolazione se si va su strada e la gratuità per le ultratrentennali, le elettriche (su queste ultime solo per i primi cinque anni) e i disabili. Da considerare, inoltre, le varie agevolazioni regionali collegate ai modelli a minor impatto ambientale.Auto ibrideA proposito di auto ibride, le case automobilistiche puntano molto su veicoli del genere per fare buona figura nei test delle emissioni di Co2. Le carte di circolazione non distinguono i vari sistemi in commercio, dal micro hybrid al mild hybrid: tutti gli ibridi sono sullo stesso piano e consentono agevolazioni sul bollo.La novità sul noleggio a lungo termineSe fino all'anno scorso le Regioni potevano autorizzare le società di leasing a versamenti cumulativi, dallo scorso primo gennaio questa possibilità è estesa anche alle flotte in noleggio a lungo termine, ovvero con contratto di durata pari o superiore ai 12 mesiPer arrivare a questa soglia si possono sommare anche più contratti stipulati di durata inferiore, seppur consecutivi e sullo stesso veicolo.Importante chiarire che l'incasso del bollo auto deve andare sempre e comunque alla Regione di residenza dell'utilizzatore dell'auto, e non più a quella in cui si trova la sede del noleggiatore. Proprio per questo i noleggiatori potrebbero costringere i loro clienti a pagare ciascuno per conto proprio, mentre a oggi il noleggio è caratterizzato dal fatto che la gestione del mezzo viene "curata" dallo stesso noleggiatore.Lotta all'evasione fiscaleGrazie al decreto fiscale, il sistema informatico del Pra, gestito dall'Aci, è tornato a controllare i dati sui versamenti del bollo auto. Ricordiamo che nel 1998 all'Aci era stato tolto il monopolio nazionale per affidarlo alla gestione delle Regioni. Si rese dunque necessario formare lo Sgata, cioè un archivio nazionale da coordinare in tempo reale con quelli presenti nelle singole regioni italiane.Il sistema in questione non ha mai funzionato come avrebbe dovuto, sia per alcune scelte sbagliate nell'organizzazione regionale sia per scontri di potere di ogni tipo. Adesso si apre una nuova stagione con la citata banca dati nuovamente nelle mani dell'Aci. L'obiettivo è quello di contrastare l'evasione fiscale, anche se bisognerà testare con il tempo l'effettiva efficienza del sistema informatico.Il sistema PagoPaSi tratta di un circuito pubblico che consente di far finire i soldi direttamente nelle casse della Regione destinataria e indicata dal contribuente al momento del pagamento del bollo auto. E questo indipendentemente dal luogo in cui viene effettuato il versamento.Per il cittadino si tratta semplicemente di una modalità di pagamento in più: adesso tutti i circuiti che consentivano il saldo della tassa sono entrati nel sistema (dagli uffici postali alle tabaccherie passando per gli uffici Aci).
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Fonte http://www.ilgiornale.it/

Taglio del cuneo fiscale, misura sperimentale fino a dicembre 2020

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto. Trovato un compromesso per accontentare i grillini: il taglio del cuneo fiscale sarà una “misura sperimentale”. Andrà dal prossimo luglio a dicembre

Arrivano importanti novità in merito al taglio del cuneo fiscale, il cui decreto, partito dal Tesoro, è stato approvato dal consiglio dei ministri al termine di una complicata mediazione tra i partiti, soprattutto tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle.Secondo quanto riferito dal quotidiano Il Messaggero, il provvedimento, che è ormai pronto a partire, presenta una modifica rilevante rispetto a quanto circolato nei giorni precedenti. È tutto scritto nero su bianco nel primo dei cinque articolo di cui si compone la misura.Scendendo più nel dettaglio, il bonus da 100 euro per i redditi fino a 26mila euro e la detrazione sul costo del lavoro da 80 euro netti al mese in busta paga per chi supera la soglia dei 26mila euro annui e arriva fino a 40mila euro (decrescente con l'aumentare dei guadagni) fanno parte di una "misura sperimentale".Cosa significa? In poche parole che il meccanismo dei bonus (o meglio dire, delle mance di Stato) ci sarà solo per sei mesi: dal prossimo luglio fino a dicembre.La misura è limitata a quest'anno, in attesa della riforma complessiva dell'Irpef, e lo conferma la relazione tecnica partorita al termine del Consiglio dei ministri, la quale sottolinea che “l’intervento normativo si applica limitatamente alle prestazioni rese dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2020, in attesa di una revisione degli strumenti di sostegno al reddito”.Parlando di cifre, il decreto recepisce l'accordo con i sindacati e prevede lo stanziamento di 2,9 miliardi di euro per 16 milioni di lavoratori dipendenti italiani nella seconda metà del 2020. I beneficiari complessivi saranno 4,3 milioni. E qui sta gran parte del compromesso accennato: i grillini ottengono di lasciare un tesoretto di 5 miliardi per l'Irpef.Ricordiamo che il taglio del costo del lavoro, voluto con insistenza dal Pd, ha letteralmente prosciugato i fondi relativi al 2020. I dem avrebbero voluto attingere anche alle risorse stanziate per il 2021 (i citati 5 miliardi Irpef) e il 2022 (3 miliardi per il cashback), ma alla fine si sono dovuti "accontentare".La suddivisione in fasce e le mance di StatoDa considerare anche un secondo fronte caldo, quello tra M5s e Italia Viva. I renziani erano d'accordo con il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri: sì al meccanismo del bonus fino a 28mila euro di reddito, così da consentire ai contribuenti incastonati nella fascia compresa tra i 26mila e i 28mila euro di ricevere un bonus "pieno" di 100 euro. I grillini avrebbero invece voluto limitare il bonus Renzi solo ai redditi più bassi, fino a 15-20mila euro; per gli altri, via al meccanismo della detrazione fiscale.In ogni caso, tornando al compromesso, coloro che guadagnano fino a 28mila euro annui otterranno il cosiddetto trattamento integrativo del salario (una sorta di erogazione simile al bonus); al di sopra, scatteranno vere e proprie detrazioni.La platea va da chi intasca 8.173 euro annui a chi ne porta a casa 40mila lordi. Il bonus oscilla da 600 euro per i primi a 96 euro per questi ultimi.Le fasce da prendere in considerazione sono tre: il bonus Renzi passa a 100 euro al mese (più 20 euro rispetto all'attuale beneficio) per chi non supera la soglia di reddito dei 28mila euro annui.Per coloro che rientrano nella fascia compresa tra i 28mila e i 35mila euro annui scatta una detrazione fiscale, a scalare con l'aumento dei guadagni, che oscilla tra i 100 e gli 80 euro al mese, per un massimo di 960 euro in più all'anno.Gli appartenenti all'ultima fascia, da 35mila euro a 40mila, si devono accontentare di una detrazione, sempre a scalare in proporzione con i guadagni, che va da 80 euro fino all'azzeramento.La reazione di SalviniIn merito alle novità introdotte dal taglio del cuneo fiscale Matteo Salvini ha espresso tutto il suo disappunto per una misura che, per il segretario della Lega, porterà ben pochi benefici agli italiani. "C’è l’economia ferma, l’Italia non cresce, ho visto la grande rivoluzione di Conte: sono tre miliardi per 16 milioni di italiani. Fatevi due conti: sono 46 euro a testa in un anno. Tanta roba … come i tre euro di aumento ai pensionati", ha detto il leader leghista ad Agorà Rai Tre."Mi auguro che si voti perchè l’economia italiana ne ha bisogno. Gli italiani hanno bisogno di lavoro non di chiacchiere e questo governo chiacchiera" ha aggiunto Salvini.L'ex ministro dell'Interno ha concluso il suo intervento facendo notare come ogni taglio delle tasse sia utile ma che "quest'anno gli italiani pagheranno 7 miliardi di euro di tasse in più" e che dal provvedimento "sono escluse le cosiddette categorie produttive". Dunque "il ceto medio non avrà una lira di aumento".
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Fonte http://www.ilgiornale.it/

Arrivano le tasse nascoste ​che svuotano le nostre tasche

Con l’ultima manovra relativa al 2020 il governo giallorosso ha introdotto più di 6 miliardi di euro di tasse senza che nessuno potesse rendersene conto

Una pioggia di tasse occulte ben nascoste tra i meandri di commi, leggi, e decreti, per un valore complessivo che sfonda il tetto dei 6 miliardi di euro.Basta leggere l’ultima manovra, quella relativa all’anno in corso, per rendersi conto di quanto il governo sia stato bravo a rifilare ai contribuenti decine di nuove imposte senza che nessuno potesse accorgersi di niente.Come evidenzia il quotidiano Italia Oggi, negli ultimi tre anni ne sono state introdotte una quindicina; si tratta tra l’altro di entrate già registrate, quindi soldi sicuri per le casse dello Stato.Tornando alla manovra del 2020, c’è già chi l’ha ridefinita "manovra delle tasse". L’esecutivo giallorosso è stato bravissimo a far passare, con la legge di Bilancio e il decreto legge fiscale, una stangata degna di nota che andrà presto a cadere sulle spalle dei contribuenti.Le tasse "nascoste" nella manovraIn cima alla piramide delle tasse nascoste troviamo la voce relativa alla stretta sulle compensazioni, che da sola vale circa 5 miliardi: un’infinità. Che cosa prevede? Impedisce alla maggior parte dei contribuenti di utilizzare "in compensazione" i propri crediti d’imposta per una buona parte dell’anno corrente.A seguire troviamo l’abrogazione del super e dell’iper ammortamento, che peserà per quasi 400 milioni di euro. Oltre ad avere effetti pesanti, questa misura disincentiverà gli investimenti nei cosiddetti beni strumentali, rallentando il processo di modernizzazione del sistema produttivo italiano.L’unificazione di Imu e Tasi rappresenterà un’altra bella botta. Si aggiungerà al mancato rinnovo della flat tax sulle locazioni immobiliari e al taglio delle detrazioni fiscali per i redditi più alti. In totale, grazie ai citati provvedimenti, scatteranno tasse in più per un valore di 15 miliardi nei prossimi tre anni.La sostituzione del mini Ires con Ace avrà un effetto nullo nel 2021 ma si paleserà nel 2021 (mazzata da 778,2 milioni) e nel 2022 (oltre 5 miliardi). L’abrogazione del super forfait peserà 109,2 milioni nel 2020, salirà a oltre un miliardi nel 2021 e scenderà a 857 milioni nel 2022.Da non trascurare neppure le accise sui tabacchi (nel 2020 valore di 88,42 milioni) e la tassa su accessori tabacchi (nel 2020, 30,6 milioni); entrambe si manterranno costanti nel corso del prossimo triennio.Altra mazzata sui lavoratori autonomiLa mazzata nascosta peserà maggiormente su alcune categorie di italiani. Quali? In primis sui lavoratori autonomi, i quali dovranno fare i conti con le ricadute più pesanti dei provvedimenti ma anche con gli appesantimenti burocratici connessi alle misure di lotta all’evasione fiscale. Già, perché assieme alle tasse nascoste troviamo i costi più alti derivanti dai nuovi adempimenti burocratici.Se i lavoratori autonomi non ridono, i soggetti che si fregano le mani sono quelli che fanno parte dell’universo bancario. Infatti, grazie allo sforzo contenuto nella manovra di sostituire i pagamenti in contanti con quelli digitali, le commissioni bancarie lieviteranno alle stelle.
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